Mer, 27 febbraio 2019

Vendere le riserve auree di Bankitalia?

L'oro di Bankitalia non servirebbe a coprire nemmeno una infinitesima parte del debito.

Il problema della vendita dell'oro di Banca d’Italia viene riproposto ciclicamente dai vari governi in carica. Ma il vero caso scoppiò nel 2010 in cui ci furono moltissime polemiche in tal senso. Al “giù le mani!” di Draghi, allora di stanza a Palazzo Koch, fece coro Trichet, allora presidente della BCE, che ribadiva all’allora primo ministro che le riserve delle Banche Centrali della zona Euro non possono, secondo le legislazioni europee, essere utilizzate per finanziare i deficit dei governi (Fonte: Sole24Ore - Archivio).

Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate (quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo Stati Uniti, Germania e il Fondo monetario internazionale), sono avvenute all'inizio del 1999, in occasione dell'avvio dell'UEM, con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo (Fonte: Banca d'Italia). Alla fine del 2010 le riserve auree ufficiali della Banca d’Italia erano quindi pari a 2.452 tonnellate, con un valore all'epoca pari a € 76.747.000.000 (Fonte: LBMA Gold Price). Il debito pubblico italiano nello stesso anno, sfiorava quota 1.843 miliardi di Euro (Fonte: Banca d'Italia - bollettino 2012). Il rapporto Oro debito pubblico era del 4,2%, una goccia nel mare!

Nel 1999, all’esordio dell’euro, l’oro di Bankitalia valeva circa 19 miliardi. È arrivato a 60,4 a fine 2009 con una plusvalenza implicita di 41 miliardi. Oggi il valore supera gli 90 miliardi (Fonte: LBMA Gold Price) e la plusvalenza implicita di 71. L’oro non concorre al conto economico di Palazzo Koch, perché non dà reddito monetario, né vi apporta le sue variazioni di valore, che vengono invece registrate nello stato patrimoniale. Ma offre uno scudo contro crisi e inflazione, come ripetiamo sempre nei nostri articoli.

A Londra ancora si mordono le dita per aver venduto tanti lingotti, quando Bank of England era convinta di poter investire meglio. Le associazioni di consumatori in Italia continuano a chiedere a gran voce che la Banca d’Italia adotti un piano di dismissione di oro e riserve, "essendo intollerabile nuotare nell’oro mentre il Paese affonda". Oggi il debito pubblico italiano si attesta a 2.317 miliardi di Euro (Fonte: Banca d'Italia). Il rapporto oro/debito italiano è ancora inferiore al precedente: 3,9% pari a mezza goccia di acqua nell'oceano!

Rapporto debito pubblico / riserve auree Italia

Secondo un accordo preciso concluso nel 1999 “Central Bank Agreement” le Banche centrali, non possono vendere o acquistare più di 400 tonnellate di oro all'anno, dichiarandolo apertamente ai mercati prima di eseguire l'operazione, per non turbare il prezzo dell'oro. Quindi, al di la degli aspetti politici a chi appartenga l'oro della Banca d'Italia, per venderlo, allo stato attuale delle cose ci vorrebbero almeno circa sei anni.
La cosa che ci interessa sottolineare è che l'attrattiva dell’oro come bene rifugio è quindi sempre in primo piano, di fronte ai timori sulla salute dell’economia Europea oltre che per le tensioni geopolitiche tra i vari Stati membri sullo sforamento debito/Pil.

Oggi come abbiamo visto, vendere le riserve di oro della Banca d'Italia, sarebbe non solo un grave errore ma anche uno sforzo totalmente inutile ai fini della diminuzione del debito pubblico italiano. Il Governo dovrebbe riuscire a bypassare le regole imposte dall’Eurotower. Con l’adesione al Sistema europeo delle Banche Centrali, la libertà di utilizzo di questo oro è stata regolamentata dai Trattati europei.
Dalla BCE arriva un no comment sulla vicenda. Ma dagli stessi ambienti dell’Eurotower trapela che è in arrivo risposta sulla proprietà dei lingotti. “L’oro italiano è un forte rifugio sicuro per il Paese nelle mani di Bankitalia, la sua vendita sarebbe vista da molti come un’illecita interferenza politica con l’indipendenza della banca centrale, che dovrebbe avere la capacità di agire come il massimo portatore di stabilità finanziaria domestica”.

Come diciamo spesso in queste pagine, investire in oro fisico magari comprando monete d'oro, non è un cattivo investimento. E soprattutto in visione di un futuro economico incerto, la solidità di un investimento io oro fisico non ha paragoni in termini di sicurezza.

Buon investimento a tutti
Carlo Vallotto

DISCLAIMER: Le indicazioni contenute in questo messaggio non costituiscono in alcun modo delle raccomandazioni di acquisto o vendita: esse rappresentano una libera interpretazione dei mercati basata sull’analisi tecnica. Lo scrivente declina ogni responsabilità per le perdite derivanti dalle attività intraprese sulla base di queste analisi.