Lun, 10 novembre 2014

Rottura del supporto

Le ultime due settimane hanno visto l’oro infrangere il supporto a 1.180 $/oncia accompagnato da un forte incremento della volatilità implicita. Come detto più volte, questo livello numerico rappresentava la linea di forte supporto tecnico grafico essendo stata toccata e non violata per ben tre volte nell’ultimo anno e mezzo.

Tecnicamente il mercato mondiale dell’oro è uno tra i più liquidi in assoluto essendo supportato, oltre al mercato fisico, dal mercato dei derivati di NY ovvero il Comex.
Fin dalla loro invenzione, i derivati, hanno permesso agli operatori commerciali di qualsiasi settore delle materie prime di poter “coprire” la propria produzione dalle future oscillazioni di prezzo attraverso l’utilizzo di contratti derivati vendendo a termine a un prezzo stabilito oggi.

La controparte del contratto “futures” si assume il rischio che il prezzo a termine sia diverso dal prezzo pattuito oggi, guadagnando in caso sia più alto viceversa perdendo se il prezzo è più basso (contratto Long). Potrebbe però essere il contrario nel caso dei contratti Short.
Queste controparti, opposte ai “Commercials” si chiamano “Large speculators” e garantiscono la liquidità necessaria al mercato, sia questo quello dell’oro o del succo d’arancia.

Questi operatori, utilizzano molto i futures in prossimità di livelli tecnico grafici di rilievo. Per esempio proprio il livello 1.200 $/oz vedeva un forte affollamento di contratti cosiddetti di “stop loss” ovvero di chiusura di contratti long e apertura di contratti short in caso di rottura al ribasso del prezzo di 1.180/1.200.

L’annuncio da parte della Fed di concludere dopo 6 anni il Quantitative Easing e il passaggio del testimone alla BoJ (Banca centrale Giapponese), che ha annunciato a sorpresa un forte incremento del QE, hanno innescato un rally del dollaro che ha colpito le materie prime. Questo ha fatto scattare tutti gli stop loss in prossimità di 1.200 $/oz e invogliato l’apertura di contratti short convinti dall’obiettivo più volte annunciato di un prezzo a 1.000 $/oz nel prossimo futuro.

Come se non bastasse, a mezza notte ora europea del 4/5 novembre, un “misterioso” Large Speculator ha aperto 13.000 contratti short (equivalenti a 1,5 miliardi di $) in 3 minuti. Istantaneamente il prezzo è precipitato a 1.140. Ora il numero di contratti short è enorme e il consenso è praticamente unanime: ribasso.

Ma è proprio in queste situazioni che la maggioranza degli speculatori viene punita, ovvero quando sono tutti dalla stessa parte potrebbe partire un movimento contrario che spiazza tutti e li obbliga a chiudere le posizioni e a invertirle, il cosiddetto “Short covering, o short sqeeze”, lo strizza short.

Venerdi 7 novembre ne è un esempio. Alle ore 5:59 europee, il prezzo dell’oro è sceso fino a 1.130 per poi un’ora dopo recuperare e iniziare una salita di 50 $ e chiudere la giornata a NY a 1.178 con un + 3,50% che probabilmente ha tolto il sonno e innervosito il week end a tutti coloro che sono Short.

Ora, la rottura tecnica di 1.200 avrà bisogno di tempo per essere riparata, l’oro potrebbe continuare la sua discesa verso mille oppure riprendere i 1.200. Resta il fatto che i fondamentali sono a favore del bene rifugio, e che prima o poi questi ultimi tre anni di discesa del prezzo dell’oro termineranno e l’Orso lascerà il posto di nuovo al Toro. I mercati sono sempre stati e sempre saranno “Ciclici”.

Al prossimo aggiornamento…

Consilia Aurea