Mer, 16 novembre 2016

All’oro non piace Trump

In diminuzione le quotazioni del metallo prezioso, anche se tuttavia le previsioni di medio periodo rimangono positive. Ora dovremmo attendere l’effettivo insediamento del successore di Obama alla Casa Bianca.

Il prezzo dell'oro è sceso fino a toccare i minimi di cinque mesi in queste ultime sedute di mercato, infrangendo il fondamentale livello di supporto a $1.250 per oncia. Vendite generalizzate un pò su tutti i mercati maggiormente difensivi come l'obbligazionario oltre che sui preziosi, dopo che gli operatori di mercato sembra stiano digerendo o assimilando la politica economica del nuovo presidente Americano, hanno spinto la liquidità verso asset denominati in US Dollars, lasciando sul parterre tutto il resto.

I fondamentali dopo essere stati piuttosto favorevoli nel primo semestre dell'anno, ora le stime fotografano una situazione in leggera flessione. Infatti l'analisi dei nuovi dati dal mese di luglio a settembre grazie all'ultimo aggiornamento fornito dal dipartimento di ricerca della Thomson Reuters GFMS, mostra che "la domanda di oro fisico per il terzo trimestre consecutivo è rimasta su livelli bassissimi, in ribasso del 30% anno su anno nel terzo trimestre". In particolare i due più grandi mercati, India e Cina, hanno dovuto fare i conti con consumi di gioielli in ribasso rispettivamente del 41 e del 27% anno su anno con il 2016 che sembra avviato a far segnare il minimo di sette anni in Cina e di 13 anni in India. Nel mercato del Fisico, tuttavia le cose vanno diversamente, benché India e Cina abbiamo mostrato segnali di evidente rallentamento nella domanda, il comparto degli ETF invece è in piena salute, vista la continua crescita dei flussi in entrata.

Performance Metalli Preziosi

Gli operatori sui metalli preziosi ed in particolare sull’oro non associano l’oro a Trump, tant’è vero che i prezzi hanno subito un violento sell’off che ha infranto tutti i livelli tecnici di breve periodo. Ma non tutto potrebbe essere perso, ovvero potremmo avere delle sorprese positive, all’interno di un mercato in apparente difficoltà. Se i prezzi non scendono sotto quota $1.200 in chiusura, potremmo assistere ad una ripresa delle quotazioni. La forza ribassista è attribuibile all’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA e al conseguente rafforzamento del dollaro.

Buon investimento a tutti
Carlo Vallotto

DISCLAIMER: Le indicazioni contenute in questo messaggio non costituiscono in alcun modo delle raccomandazioni di acquisto o vendita: esse rappresentano una libera interpretazione dei mercati basata sull’analisi tecnica. Lo scrivente declina ogni responsabilità per le perdite derivanti dalle attività intraprese sulla base di queste analisi.

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