Lun, 25 settembre 2017

Fed e tassi di interesse, quanto influiscono sul trend dell’oro

Capire il mercato dell’oro, è di grande importanza per gli operatori del settore. Vediamo la correlazione con i tassi di interesse Americani

La convinzione di molti investitori concorda nel ritenere che il tasso dei fondi federali Americani, sia correlato sfavorevolmente al prezzo dell'oro. Così come i tagli dei tassi di interesse vengono visti come un segnale rialzista nel mercato dell'oro. Allo stesso modo, l'aumento del tasso dei fondi federali viene interpretato come nocivo per i prezzi dell'oro. In ogni caso, pare che i tassi di interesse reali siano più rilevanti di quelli nominali. È pertanto possibile sostenere che i cambiamenti dei tassi di interesse possano essere uno strumento di rilievo per capire i futuri movimenti dell'oro?

Un bellissimo esempio è dato proprio dall'ultimo affondo del prezzo dell'oro verificatosi tra febbraio e marzo, connesso alle attese da parte degli investitori di una veloce crescita dei tassi di interesse negli Stati Uniti. Anche tenendo conto che questo rapporto può spesso essere veritiero, gli analisti dovrebbero essere scettici su questa regola. Infatti in passato si è avuto modo di assistere a molti casi in cui un aumento di tale tasso è stato seguito da movimenti paralleli del prezzo dell'oro. Se si guarda al periodo che va dal 1971 al 1974, si può ben notare che il tasso dei fondi federali è aumentato dal 5 al 10%, e allo stesso tempo il prezzo dell'oro è salito da $ 35 a $ 200 per oncia. Lo stesso si è verificato tra l'estate 2004 e il 2006 quando i tassi di interesse sono aumentati dall' 1% al 5,25% e nel contempo l’oro è passato da una quotazione di $ 400 ad una di $ 700.

Quindi per quale motivo le variazioni del tasso dei fondi federali non possono essere considerate il miglior indicatore per il prezzo dell'oro? Il presupposto fondamentale, sta nel capire la differenza tra i tassi di interesse reali e quelli nominali. Questa è la motivazione che ha fatto sì che quando il tasso dei fondi federali è salito nel 1977, facendo registrare un picco di più del 20 per cento nel 1980, l'oro ha toccato nel medesimo periodo un picco di $ 850 per oncia. Di fatto anche se i tassi di interesse nominali sono cresciuti, i tassi di interesse reali sono restati negativi (a causa del forte rialzo del tasso di inflazione), determinando l'aumento dei prezzi del metallo giallo.
Tutto ciò è connesso al fatto che le variazioni dei tassi d'interesse non possono essere analizzate in modo separato dal contesto economico, ma è necessario tener conto di altre variabili tra cui in maniera specifica il movimento dei tassi di interesse reali.

In questo momento il rialzo più probabile dei tassi da parte della Fed, è atteso nelle prossime riunioni e si pensa già ad una decisione in quella di dicembre. Concluso il periodo del Quantitative Easing, gli investitori stimano quale potrà essere la data del plausibile rialzo del costo del denaro da parte della Fed. Un particolare di non poco rilievo in quanto un avvio «anticipato» in raffronto alle attese del mercato potrebbe innescare una scossa sui mercati finanziari, di contro un ritardo potrebbe dare il via a nuove speranze per un rialzo degli indici di Borsa.

Un attento esame dei dati rivela che quasi tutti gli indicatori relativi al mercato del lavoro degli Stati Uniti sono scesi in modo impetuoso negli ultimi anni, mentre gli indicatori della dinamica salariale futura puntano più in alto. Se osserviamo alla media degli ultimi sei mesi dei dati dei libri paga non agricoli media (i cosiddetti payrolls, pari a circa 245.000 nuovi posti di lavoro al mese) e li confrontiamo con i livelli storici dei Fed fund (spostando questi ultimi di sei mesi rispetto ai primi), si può notare che gli attuali payrolls sono molto vicino ai livelli visti in altri momenti nei quali ha avuto inizio il rialzo dei tassi: in particolare, negli ultimi quattro cicli economici principali.

Per quanto concerne invece l’altro obiettivo del mandato della Fed, la stabilità dei prezzi, la questione è invece di sicuro più articolata, anche se deve essere ricordato che l'inflazione core è stata in media negli ultimi venti anni dell'1,9% all'inizio di ogni ciclo di inasprimento della politica monetaria della Fed e attualmente è solamente poco al di sotto di tale livello.

Un aumento dei tassi di interesse, non è una garanzia di una decelerazione della crescita dell’offerta di moneta, pertanto non ha una connessione diretta con il prezzo dell’oro ma invece con il costo del credito a breve termine. Le quotazioni del metallo giallo sono per lo più influenzate dai movimenti dei tassi di interesse reali, ossia dal rendimento dei Bond decennali al netto dell’inflazione. I tassi di interesse reali sono molto più rilevanti per il mercato dell'oro rispetto ai cambiamenti individuali del tasso dei fondi federali. Pertanto, se l'inflazione al consumo resta vicina al 2%, i tassi reali resteranno negativi o molto bassi, a meno che i tassi nominali aumentino di più del 2%, favorendo se non altro una stabilizzazione, del prezzo dell’oro.

Buon investimento a tutti
Carlo Vallotto

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